La connessione

Ciao Amica mia, sono proprio felice che tu sia passata anche oggi, volevo raccontarti una cosa che mi è venuta in mente questa stamattina.

Ho avuto un incubo anche stanotte, essere costretta in questa casa mi ricorda i giorni che ho passato qui.

Essere così fragile e debole mi rende ancora più repellente a questa situazione.

Vorrei urlare al mondo di ribellarsi alle umiliazioni e di denunciare le violenze, poi ripenso a tutto quello che ho passato e sto passando e sono titubante.

Morirò anche io senza aiuto ???La giustizia farà il suo corso??

Ogni giorno questa domanda mi assale.

Quando ero bambina ero convinta che un supereroe mi salvasse la vita prima o poi…

Crescendo ho capito di essere io il mio supereroe.

Eva

La questione del nome è sempre stata una battaglia. Quando ero piccola in casa non venivo chiamata per nome solo per essere umiliata, picchiata o subire situazioni di disagio.

L’imbarazzo era costante, in pubblico ancora di più, ero sbagliata, nata sbagliata, nel posto sbagliato.

La mia famiglia era un insieme di cose sbagliate, non c’era giorno in cui non lo pensassi. Il mio disagio si sentiva come profumo di fiori in primavera, solo non era bello era odore di fogna.

In ogni luogo dove andassi la gente mi trattava male era come se attirassi come calamita tutti quelli come la mia famiglia, ovviamente tutto ciò che mi accadeva in casa mi accadeva fuori.

Ho avuto molestie e violenze anche esterne alla famiglia…

La società ti divora mi dicevano.

Mi ricordo ancora il video dei Pink Floyd The Wall che girava su Mtv e mi girava nella testa eppure ero solo una ragazzina…

Crescendo ho modificato il mio nome,mi presentavo direttamente con un altro nome, negl’anni il nome mi è stato dato dagli amici con amore e chi mi voleva ferire usava sempre la stessa tecnica, citava il nome originale.

Tutt’ora sto valutando l’idea di cancellare per sempre questo nome,in modo che nessuno lo usi più per farmi del male.

Come le rondini

Ogni giorno andando verso la scuola mi ripromettevo che se avessi avuto la possibilità lo avrei fatto,mi mettevo puntualmente qualche indumento da parte ad ogni lavatrice asciutta e riordinando, ogni volta dividevo il cambio per circa 5 giorni.

Nella mia testa pensavo che per andare via di casa e restare sempre in ordine bisognasse avere un cambio di 5 giorni.

Le scarpe potevo tenere sempre le stesse,ovviamente anche la giacca il difficile era trovare un posto per nascondersi.

All’inizio avevo pensato di andare da nonna, ma col tempo avevo cambiato idea… sarebbero tornati a prendermi e mi avrebbero riempito di botte.

Col tempo avevo vagliato diverse opzioni la più semplice era andare sotto un ponte, ma era già occupato dalla tossina del paese ed io non è che non volessi fargli compagnia, ma avevo altre ambizioni.

Alla fine le botte me le prendevo tutti giorni e il tempo passava ed io comunque studiavo ed andavo avanti ed i progetti macinavano nella testa.

Compiuti i 18anni andare via insieme alle rondini …

La prima cotta

Era lì, seduta sopra l’ amplificatore e provava e riprovava, era insicura come me. Monica aveva i capelli lunghi e ricci era alta e snella, vestiva Gipsy era una Dea, tutti vedevano in lei la luce .

Era autunno ero al liceo, una stupida dark con i capelli rasati e sempre vestita di nero che odia il mondo, amavo la pioggia e stranamente pioveva sempre.

Era il periodo più complicato che dovessi affrontare eppure c’era la luce, c’era Monica.

Avevamo convinto mia madre, la genitrice, che andavo a casa del maestro di musica per fare lezioni di catechismo collegate ovviamente ad un progetto della chiesa. Il Signor Grigio non so come aveva capito che qualcosa non andava bene a casa… lui è sua moglie avevano altri figli e con la scusa aveva chiesto a mia madre di farmi andare da loro due pomeriggi a settimana per dei lavori della chiesa.

Non sono mai stata molto sveglia, all’inizio pensavo ad un complotto, loro mi trattavano bene, erano gentili e ogni volta c’erano dolci e andavamo in cantina a cantare e suonare…

Io amo la musica rock, in quella cantina si suonava il Rock degli anni d’oro, Aerosmith, Queen e Pink Floyd… ero finalmente felice, facevo da cantante e corista.

A volte compariva Monica, io restavo in disparte, non parlavo molto, lei mi guardava e sorrideva… era più grande di me, eppure io sapevo che sapeva.

Comprendere a 16 anni di provare sentimenti e sensazioni verso un altra donna è difficile, per me era normale.

Un giorno ci disse che smetteva era incinta, io ero stupita, eppure con tutti i nostri discorsi, le coccole e già i baci. Aveva anche un ragazzo, si sarebbero sposati, questa fu la prima delusione della mia vita.