Oggi non ti preoccupare

Ciao… The nero o caffè?

Zucchero o cannella…

Zollette o cucchiaino?

Mi piace parlare con te …

Oggi mi ricordo che anche se ero piccola, ma davvero piccola certe cose non ce la facevo proprio a dimenticarle.

C’era una signora che aiutava mia madre, io stavo ancora nel seggiolone sai ???

Oggi ci penso tutto il giorno, ho scoperto che lei tutti questi anni lo sapeva e non ha fatto niente per migliorare la mia vita.

Scusami se mi sfogo con te, sembro una pazza, non mi scende proprio.

Avrei potuto fare una vita con meno sofferenze, mi chiedo perché non darmi in adozione ???

Una mattina forse avevo quasi un anno e mezzo, ero sul seggiolone, non ero legata, protetta…

Non lo aveva fatto, perché ? Se non mi funzionavano le gambe?

Io ti chiedo amica mia se ti sembra normale fare una cosa così a un bambino?

Beh, tazza di latte caldo e io improvvisamente sono scivolata dal seggiolone e il latte mi ha seguita per terra, immagina lo spavento e il dolore…

Io ero disperata, sai cosa è successo???

Mi ha picchiato, perché era colpa mia, mi ricordo anche mi trascinavo sul pavimento sotto il tavolo disperata, per scappare dalle sue grinfie.

Un film del terrore.

Un punto e passa la bua

Ciao hai visto che caldo?? Oggi ci facciamo un po di thè alla pesca, con due ghiaccioli così lo stemperiamo un pochino.

Oggi ti voglio raccontare qualcosa che fa ancora male.

Avevo poco più di due anni, ormai l’ospedale era diventato il mio incubo.

Giocavo sempre da sola, non so se conosci il gioco Sapientino, ma all’epoca funzionava tramite una grossa batteria, e bisognava far coincidere la parola giusta con il disegno giusto.

Io non lo usai così, io misi una parte nel tabellone con le lettere ed una nel mio orecchio e mi arrivò una scossa…

Iniziai ad avere un emorragia dal padiglione auricolare e mi portarono in ospedale.

Giunta lì, mi doverono legale al lettino per cercare di capire cosa fosse successo.

Ora dal quel orecchio, ho un udito particolare…

Non ci sento più come prima, ma me la sono vista brutta, e il ricordo fa ancora più male.

La connessione

Ciao Amica mia, sono proprio felice che tu sia passata anche oggi, volevo raccontarti una cosa che mi è venuta in mente questa stamattina.

Ho avuto un incubo anche stanotte, essere costretta in questa casa mi ricorda i giorni che ho passato qui.

Essere così fragile e debole mi rende ancora più repellente a questa situazione.

Vorrei urlare al mondo di ribellarsi alle umiliazioni e di denunciare le violenze, poi ripenso a tutto quello che ho passato e sto passando e sono titubante.

Morirò anche io senza aiuto ???La giustizia farà il suo corso??

Ogni giorno questa domanda mi assale.

Quando ero bambina ero convinta che un supereroe mi salvasse la vita prima o poi…

Crescendo ho capito di essere io il mio supereroe.

Eva

La questione del nome è sempre stata una battaglia. Quando ero piccola in casa non venivo chiamata per nome solo per essere umiliata, picchiata o subire situazioni di disagio.

L’imbarazzo era costante, in pubblico ancora di più, ero sbagliata, nata sbagliata, nel posto sbagliato.

La mia famiglia era un insieme di cose sbagliate, non c’era giorno in cui non lo pensassi. Il mio disagio si sentiva come profumo di fiori in primavera, solo non era bello era odore di fogna.

In ogni luogo dove andassi la gente mi trattava male era come se attirassi come calamita tutti quelli come la mia famiglia, ovviamente tutto ciò che mi accadeva in casa mi accadeva fuori.

Ho avuto molestie e violenze anche esterne alla famiglia…

La società ti divora mi dicevano.

Mi ricordo ancora il video dei Pink Floyd The Wall che girava su Mtv e mi girava nella testa eppure ero solo una ragazzina…

Crescendo ho modificato il mio nome,mi presentavo direttamente con un altro nome, negl’anni il nome mi è stato dato dagli amici con amore e chi mi voleva ferire usava sempre la stessa tecnica, citava il nome originale.

Tutt’ora sto valutando l’idea di cancellare per sempre questo nome,in modo che nessuno lo usi più per farmi del male.

Come le rondini

Ogni giorno andando verso la scuola mi ripromettevo che se avessi avuto la possibilità lo avrei fatto,mi mettevo puntualmente qualche indumento da parte ad ogni lavatrice asciutta e riordinando, ogni volta dividevo il cambio per circa 5 giorni.

Nella mia testa pensavo che per andare via di casa e restare sempre in ordine bisognasse avere un cambio di 5 giorni.

Le scarpe potevo tenere sempre le stesse,ovviamente anche la giacca il difficile era trovare un posto per nascondersi.

All’inizio avevo pensato di andare da nonna, ma col tempo avevo cambiato idea… sarebbero tornati a prendermi e mi avrebbero riempito di botte.

Col tempo avevo vagliato diverse opzioni la più semplice era andare sotto un ponte, ma era già occupato dalla tossina del paese ed io non è che non volessi fargli compagnia, ma avevo altre ambizioni.

Alla fine le botte me le prendevo tutti giorni e il tempo passava ed io comunque studiavo ed andavo avanti ed i progetti macinavano nella testa.

Compiuti i 18anni andare via insieme alle rondini …

Esprimi un desiderio

Una bambina che desiderio può avere ???

Pensaci, preparo il tè è tu pensa ad un desiderio rosa, confettoso e soprattutto leggero.

Cara amica mia, ehhh ogni notte cercavo di fare bei sogni, iniziavano sempre con me volando, poi mi ritrovavo appesa sui palazzi stile Spiderman saltando tra un terrazzo e l’altro per poi arrivare a casa di mia nonna.

Alcune notti erano molto molto brutte… mi ritrovavo a lottare con un diavolo nudo con cui non potevo competere e quello assomigliava tanto, troppo a mio padre.

Negli anni i sogni mi hanno dato aiuto alla vita… consigliandomi nelle situazioni più difficili

Allora ??? Ci hai pensato ??!! Io desideravo tanto essere adottata, che desiderio triste. Ripensandoci oggi,fa ancora male, ho sempre lo stesso desiderio.

Ti va un tè caldo ??

Ciao anche oggi è piovuto, mi ricordo che quando pioveva gli altri bambini restavano a casa, eppure io ero costretta a fare tutte quelle cose.

Quando tornavo da scuola mangiavo da sola e poi pulivo la casa, c’erano giorni più complicati in cui dovevo oltre pulire fare la spesa e andare dal medico o altre commissioni ero una piccola madre di famiglia.

Ogni giorno era lunghissimo e arrivavo stremata a sera… non mancava giorno in cui non piangessi.

I momenti più belli erano i primi minuti in cui loro uscivano di casa, mi facevo subito un bel tè caldo e mi mettevo a riposare a letto qualche minuto.

Il cuore mi saltava come se mi stesse venendo un infarto… stavano tornando, quello era il moin cui tornavano.

Non piangere

Quando ti dicono di non piangere le lacrime scendono ancora di più e i singhiozzi sono prepotenti e duri in gola quasi a strozzarti.

Quando sei bambina non capisci, le lacrime sembrano fiumi, sono così salate e sembrano infinite. Quando sei adulto pure, anche adesso sorseggiando l’ennesimo tè…

Tu cosa pensi ?? Dicono che piangere sia liberatorio, ma quando ti arriva uno schiaffo in faccia non pensi allo sfogo.

Se per ogni cinghiata che ho preso una lacrima mi avesse liberato dal peso oggi sarei più serena, invece non è così.

Sola

Ero perennemente #chiusa dentro #casa, quando uscivo, avevo i minuti contati. Sentivo il fiato sul collo ad ogni angolo e sudavo se inciampando cadevo perdevo tempo.

Oggi mi sono fatta un tè alla pesca, quando le persone mi fermavano mi dicevano ; che bella pelle… pelle di pesca!! Io arrosivo e guardavo basso, lo faccio ancora.

Ogni volta che uscivo, non dovevo parlare con nessuno e assolutamente sguardo basso sul marciapiede. Portavo i soldi così stretti nella mano che le unghie mi ferivano la pelle, se perdevo qualche moneta erano guai.

Ancora mi è rimasto quel gesto, il segno sulla mano non passa.

Ho un ricordo nella testa, avevo 4 anni le gambe a penzoloni sul balcone della finestra al primo piano… volevo uscire di casa… certe cose non si scordano mai.

Quando tornavo a casa la #paura di sbagliare e di aver dimenticato qualcosa era terrificante. Ogni volta che giravo l’angolo per varcare quella porta mi veniva voglia di correre via…

Entrando tremavo e una riga di sudore sulla fronte scendeva lenta… l’ansia mi apparteneva, un nodo in gola mi toglieva la voce, aspettavo il momento ed ogni volta era peggio.