Sola

Ero perennemente #chiusa dentro #casa, quando uscivo, avevo i minuti contati. Sentivo il fiato sul collo ad ogni angolo e sudavo se inciampando cadevo perdevo tempo.

Oggi mi sono fatta un tè alla pesca, quando le persone mi fermavano mi dicevano ; che bella pelle… pelle di pesca!! Io arrosivo e guardavo basso, lo faccio ancora.

Ogni volta che uscivo, non dovevo parlare con nessuno e assolutamente sguardo basso sul marciapiede. Portavo i soldi così stretti nella mano che le unghie mi ferivano la pelle, se perdevo qualche moneta erano guai.

Ancora mi è rimasto quel gesto, il segno sulla mano non passa.

Ho un ricordo nella testa, avevo 4 anni le gambe a penzoloni sul balcone della finestra al primo piano… volevo uscire di casa… certe cose non si scordano mai.

Quando tornavo a casa la #paura di sbagliare e di aver dimenticato qualcosa era terrificante. Ogni volta che giravo l’angolo per varcare quella porta mi veniva voglia di correre via…

Entrando tremavo e una riga di sudore sulla fronte scendeva lenta… l’ansia mi apparteneva, un nodo in gola mi toglieva la voce, aspettavo il momento ed ogni volta era peggio.

Non devi vomitare

Erano verdi, tondi e tantissimi.

Facevo ogni settimana tantissime frittate di piselli… puntualmente le vomitavo. Ho scoperto da adulta di avere un intolleranza. Mi madre mi obbligava a cucinarli e mangiarli. Dopo che mangiavo, ovviamente vomitavo e mia madre mi picchiava perché pensava lo facevo apposta.

Ho imparato a cucinare a 5 anni e mezzo circa, facevo pasta e secondi piatti, pizza e dolci a volte pasta fresca.

A 4 anni sapevo leggere e contare mia madre aveva bisogno di cure ed io dovevo dargli le medicine.

Mi ricordo contare le gocce nel bicchiere, ero sempre triste e difficilmente pensavo voglio andare a giocare… non mi sentivo una bambina, mi sentivo una persona grande.

Una mappa a memoria

Ogni volta che tornavo da casa di nonna, ogni strada era impressa nella mente, non sia mai che lasciassero la porta aperta ed io potessi fuggire. Il piano ogni giorno era lo stesso, me lo ripetevo ogni notte prima di andare a dormire fino a crollare, sudavo e tremavo dalla rabbia accumulata durante il giorno, lunghissimo.

Oggi il tè è finito ho mandato la vicina a comprarlo, sai… amo il karkadè il suo colore è così vivo.

Anche voi andate così a fare la spesa ?? Cioè, dico fate la spesa in cooperazione ?? Cosi non occupiamo il #supermercato, lei doveva comprare altre cose e ha comprato il tè per me.

Mi ricordo quando ero bambina la mia giornata iniziava presto, prima di andare a scuola dovevo andare al market a prendere latte e pane, poi andare a scuola. Un giorno dalla fretta dimenticai di togliere le pantofole e tutti risero di me.

Ogni giorno era una fatica, compiti, lavori domestici e occuparmi della famiglia da piccola era una #prigionia vera e propria.

Quindi ogni sera, piangere mi aiutava a scaricare la tensione e pensare alla mia via d’uscita era l’unica salvezza.

I biscotti sono buoni caldi

Ricordo come adesso la luce entrare attraverso la tenda di taffetà arancione, avevo circa 8 anni un vestitino di jeans e una lunga treccia castana.

Odiavo portare i biscotti sul vassoio d’argento, eppure preparare la frolla era divertente, fare quelle forme precise oppure le torte sempre uguali allo yogurt, ero diventata bravissima.

La teiera portata dal viaggio a Venezia era così pesante, ogni volta ero così attenta e terrorizzata, così ingenuamente paralizzata, soffocavo i respiri fino al tavolo.

Apparecchiavo un ora prima, un profumo di dolce vaniglia colorava la stanza e i muri così rigidi e alti e bianchi mi sembravano quasi alberi. A volte mi sentivo Alice nel paese delle meraviglie a volte mi sentivo ad Auschwitz.

Le voci stridule si appiccicavano ai muri e poi rimbalzavano negli angoli per ore e ore… come in un film dell’orrore, dopo l’ora del tè.

A te piace il tè ???

Un tè con me…

Ho sempre avuto fortuna, sono nata con la camicia, sai ??? Quella cosa gialla che rimane appiccicata al feto appena nasce, peccato che stavo morendo e mi hanno dovuto salvare… è una storia triste, sei sicuro di volerla conoscere??

Sono nata alla fine degli anni 70 un periodo magnifico per la musica rock, un viaggio indietro nel tempo lo farei volentieri… se avessi saputo tutto quello che poi sarebbe successo, beh non ti voglio annoiare!!! Dai siediti un attimo…

Mia madre ebbe la notizia nel pieno dei suoi 20 anni, non era felice di questa notizia e durante la gestazione faceva tutti i tipi di attività per perdermi, arrampicata e trekking erano le sue attività preferite con digiuno associato.

Il giorno del parto arrivò, ma ovviamente fu tremendo per lei e per me, entrambe in pericolo di vita. I dottori chiesero chi salvare, la madre o la figlia. Alla fine riuscirono a salvare tutt’e due.

Dopo 10 giorni qualcuno mi prese per la prima volta in braccio, mia madre voleva un maschio, lo avrebbe chiamato Andrea, ma io ero femmina e Mi chiamarono Eva.

Benvenuto

Ciao, sono qui seduta di fronte alla finestra a guardare un altro tramonto e sorrido ammirando le rondini che volano felici. Abbiamo preso coraggio e proveremo a raccontarvi questa storia forse per rendere la vostra quotidianità più leggera, per farvi conoscere altre realtà. Quando ho conosciuto Eva mi sembrava così forte e fortunata, era sempre amata da tutti, lei è così dolce e così testarda… una forza della natura.

Speriamo che vi piaccia il nostro modo di comunicare e che vi pesi un po’ meno questo periodo, che la sua testimonianza possa darvi la forza di affrontare tutto nella vita. Vi abbracciamo con affetto Sara e Eva

Oggi 9 Aprile 2020 non conto più i giorni di quarantena perché l’isolamento ormai fa parte di me… per un attimo un brutto ricordo riaffiora, adesso mi faccio un bel tè nero e ti racconto, ti va?? Ah che sbadata, come mi chiamo?? Sono Eva, che nome vero???!!! Una responsabilità!!! Preparo il tè ed arrivo subito.