Come le rondini

Ogni giorno andando verso la scuola mi ripromettevo che se avessi avuto la possibilità lo avrei fatto,mi mettevo puntualmente qualche indumento da parte ad ogni lavatrice asciutta e riordinando, ogni volta dividevo il cambio per circa 5 giorni.

Nella mia testa pensavo che per andare via di casa e restare sempre in ordine bisognasse avere un cambio di 5 giorni.

Le scarpe potevo tenere sempre le stesse,ovviamente anche la giacca il difficile era trovare un posto per nascondersi.

All’inizio avevo pensato di andare da nonna, ma col tempo avevo cambiato idea… sarebbero tornati a prendermi e mi avrebbero riempito di botte.

Col tempo avevo vagliato diverse opzioni la più semplice era andare sotto un ponte, ma era già occupato dalla tossina del paese ed io non è che non volessi fargli compagnia, ma avevo altre ambizioni.

Alla fine le botte me le prendevo tutti giorni e il tempo passava ed io comunque studiavo ed andavo avanti ed i progetti macinavano nella testa.

Compiuti i 18anni andare via insieme alle rondini …

Ti va un tè caldo ??

Ciao anche oggi è piovuto, mi ricordo che quando pioveva gli altri bambini restavano a casa, eppure io ero costretta a fare tutte quelle cose.

Quando tornavo da scuola mangiavo da sola e poi pulivo la casa, c’erano giorni più complicati in cui dovevo oltre pulire fare la spesa e andare dal medico o altre commissioni ero una piccola madre di famiglia.

Ogni giorno era lunghissimo e arrivavo stremata a sera… non mancava giorno in cui non piangessi.

I momenti più belli erano i primi minuti in cui loro uscivano di casa, mi facevo subito un bel tè caldo e mi mettevo a riposare a letto qualche minuto.

Il cuore mi saltava come se mi stesse venendo un infarto… stavano tornando, quello era il moin cui tornavano.

Sola

Ero perennemente #chiusa dentro #casa, quando uscivo, avevo i minuti contati. Sentivo il fiato sul collo ad ogni angolo e sudavo se inciampando cadevo perdevo tempo.

Oggi mi sono fatta un tè alla pesca, quando le persone mi fermavano mi dicevano ; che bella pelle… pelle di pesca!! Io arrosivo e guardavo basso, lo faccio ancora.

Ogni volta che uscivo, non dovevo parlare con nessuno e assolutamente sguardo basso sul marciapiede. Portavo i soldi così stretti nella mano che le unghie mi ferivano la pelle, se perdevo qualche moneta erano guai.

Ancora mi è rimasto quel gesto, il segno sulla mano non passa.

Ho un ricordo nella testa, avevo 4 anni le gambe a penzoloni sul balcone della finestra al primo piano… volevo uscire di casa… certe cose non si scordano mai.

Quando tornavo a casa la #paura di sbagliare e di aver dimenticato qualcosa era terrificante. Ogni volta che giravo l’angolo per varcare quella porta mi veniva voglia di correre via…

Entrando tremavo e una riga di sudore sulla fronte scendeva lenta… l’ansia mi apparteneva, un nodo in gola mi toglieva la voce, aspettavo il momento ed ogni volta era peggio.

Una mappa a memoria

Ogni volta che tornavo da casa di nonna, ogni strada era impressa nella mente, non sia mai che lasciassero la porta aperta ed io potessi fuggire. Il piano ogni giorno era lo stesso, me lo ripetevo ogni notte prima di andare a dormire fino a crollare, sudavo e tremavo dalla rabbia accumulata durante il giorno, lunghissimo.

Oggi il tè è finito ho mandato la vicina a comprarlo, sai… amo il karkadè il suo colore è così vivo.

Anche voi andate così a fare la spesa ?? Cioè, dico fate la spesa in cooperazione ?? Cosi non occupiamo il #supermercato, lei doveva comprare altre cose e ha comprato il tè per me.

Mi ricordo quando ero bambina la mia giornata iniziava presto, prima di andare a scuola dovevo andare al market a prendere latte e pane, poi andare a scuola. Un giorno dalla fretta dimenticai di togliere le pantofole e tutti risero di me.

Ogni giorno era una fatica, compiti, lavori domestici e occuparmi della famiglia da piccola era una #prigionia vera e propria.

Quindi ogni sera, piangere mi aiutava a scaricare la tensione e pensare alla mia via d’uscita era l’unica salvezza.